LA FOBIA SPECIFICA: INTERVENTO DI PLAY THERAPY COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Che cos’è la Fobia Specifica?

La fobia specifica è un disturbo d’ansia che si caratterizza per la presenza di ansia e paura intense e sproporzionate in relazione a particolari oggetti o situazioni, definiti stimolo fobico. Gli stimoli fobici più frequenti sono:

  • Animali (ragni, insetti, cani)
  • Situazionali (areoplani, ascensore, luoghi chiusi)
  • Ambienti naturali (altezze, temporali, acqua)
  • Sangue, iniezioni e ferite

Per fare diagnosi di fobia specifica, la reazione deve essere diversa dalle paure normali e transitorie che si verificano frequentemente nella popolazione. La quantità di paura vissuta può variare in base alla prossimità all’oggetto o alla situazione temuti e può manifestarsi in anticipo o in presenza effettiva dell’oggetto o della situazione. Inoltre la paura e l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifici e al contesto socioculturale.

Come si manifesta la Fobia Specifica?

Nei bambini la Fobia Specifica può manifestarsi con:

  • scoppi di pianto e/o di collera
  • freezing (immobilizzarsi)
  • aggrapparsi al genitore (clining)

Un adulto che presenta tale disturbo solitamente evita attivamente la situazione o l’oggetto fobici che evocano paura o ansia intense. L’evitamento attivo dell’oggetto fobico consiste in una serie di comportamenti intenzionali volti a prevenire o ridurre al minimo il contatto con quanto temuto.  Invece, i bambini non sono in grado di comprendere il concetto di evitamento attivo, di conseguenza il clinico dovrebbe raccogliere ulteriori informazioni attraverso i genitori, gli insegnanti o altri che conoscono bene il bambino.

Quando si manifesta la Fobia Specifica?

La Fobia Specifica si sviluppa di solito nella prima infanzia, nella maggior parte dei casi con esordio prima dei dieci anni. L’età media di insorgenza è tra i 7 e gli 11 anni, con una media intorno ai 10 anni.

Le bambine sono maggiormente colpite rispetto ai bambini con un rapporto di 2:1. Paure eccessive sono molto comuni nei bambini piccoli, ma in genere sono transitorie e causano compromissione moderata, perciò sono considerate appropriate allo sviluppo. In riferimento a quanto appena affermato, nei bambini è necessario valutare il grado di compromissione e la durata della paura, dell’ansia e dell’evitamento, considerando anche quanto tale sintomatologia possa essere considerata tipica o meno dato lo stadio di sviluppo del bambino.

Quali sono le cause della Fobia specifica?

A volte la fobia specifica si sviluppa in seguito ad un evento traumatico (per es., essere attaccati da un animale o rimanere bloccati in ascensore), all’osservazione di un evento traumatico occorso agli altri (es., vedere affogare qualcuno) o ad un attacco di panico inaspettato verificatosi in quella che sarà la situazione temuta. Le cause della fobia specifica possono riscontrarsi in:

Fattori temperamentali: fattori di rischio per la fobia specifica, come l’affettività negativa o l’inibizione comportamentale.

Fattori ambientali: fattori di rischio ambientali per le fobie specifiche, come l’iperprotettività genitoriale, la perdita di un genitore o la separazione e abuso fisico e sessuale. Come osservato in precedenza, incontri negativi o traumatici con l’oggetto o la situazione temuti precedono talvolta lo sviluppo della fobia specifica.

Fattori genetici e fisiologici: può esservi una suscettibilità genetica per una certa categoria di fobia specifica, ad esempio la fobia per sangue-iniezioni-ferite sembra avere una maggiore componente ereditaria. A differenza di altri disturbi d’ansia che presentano un decorso cronico altalenante, nella fobia specifica si ritiene che la gravità della condizione resti costante.

Fobia Specifica Infantile e intervento di Play Therapy Cogntivivo-Comportamentale (CBPT)

FASRFAFASEL’approccio della Play Therapy cognitivo-comportamentale (CBPT) è un approccio che mira ad agire sull’umore modificando innanzitutto comportamenti e modelli di pensiero.

Quando gli interventi per l’ansia e la paura incorporano il gioco, i bambini si impegnano. In una revisione della letteratura, Augustyn e Hermann (2017) affermano che “le paure possono spesso essere gestite attraverso la rassicurazione, l’educazione, l’esperienza e/o l’esplorazione attraverso il gioco (ad esempio, giochi che coinvolgono mostri, animali spaventosi o fantasmi)” (p. 7 ).

L’obiettivo della CBPT con bambini paurosi è aiutarli a gestire le loro paure e tornare a uno stato di benessere emotivo, comportamentale, cognitivo e fisico.

L’intervento si articola nelle seguenti fasi:

  1. FASE DI ORIENTAMENTO: nella fase iniziale della play therapy cognitivo-comportamentale, c’è un’enfasi significativa sulla preparazione sia del bambino che dei genitori. È cruciale organizzare un incontro iniziale tra il terapeuta e i genitori, senza la presenza del bambino, per esaminare dettagliatamente la storia e le informazioni di base. Questo permette ai genitori di condividere la propria percezione del problema del bambino. Durante questi incontri iniziali, il terapeuta assiste i genitori nella preparazione del bambino per la prima sessione. In questa fase, viene anche spiegato il ruolo continuo dei genitori e di altri adulti significativi nel processo di valutazione e trattamento del bambino. Nonostante l’attenzione al bambino durante la play therapy cognitivo-comportamentale, il terapeuta continua a interagire regolarmente con i genitori per offrire supporto e valutare il progresso degli obiettivi terapeutici;
  1. FASE DI VALUTAZIONE: si focalizza sulla raccolta di informazioni cruciali per stabilire gli obiettivi della terapia. Oltre ai colloqui con i genitori, un elemento chiave è l’osservazione del gioco del bambino. Durante questa fase vengono impiegati diversi strumenti, tra cui questionari somministrati ai genitori, la valutazione del gioco del bambino, la valutazione del gioco familiare, il compito di completamento delle frasi con i puppets, e altre misure personalizzate sviluppate dal terapeuta. Il terapeuta può stabilire una linea di base per la frequenza dei comportamenti del bambino, consentendo di valutare i cambiamenti del comportamento nel corso del trattamento;
  2. la FASE DI CONCETTUALIZZAZIONE DEL CASO nella play therapy cognitivo-comportamentale inizia con l’analisi dei dati raccolti durante la valutazione del bambino, con l’obiettivo di pianificare un trattamento efficace e fornire una struttura logica per lo sviluppo e il raggiungimento degli obiettivi terapeutici. Si comincia spiegando la Fobia Specifica infantile, analizzando i fattori individuali, relazionali e ambientali correlati alle preoccupazioni dei genitori. Si esamina il lato emotivo, i pensieri, le sensazioni fisiche e le strategie di coping. Questa fase include anche l’analisi dei fattori di protezione, rischio e mantenimento che contribuiscono al comportamento del bambino;
  3. La FASE DI INTERVENTO della terapia nella play therapy cognitivo-comportamentale si concentra sull’uso di tecniche CBT che aiutano il bambino a sviluppare risposte più adattive ai problemi, alle situazioni e ai fattori di stress. L’attenzione è sull’apprendimento di pensieri e comportamenti più adattivi. I metodi utilizzati includono il modeling, il role playing, la biblioterapia, la generalizzazione e la prevenzione delle ricadute. Gli interventi sono spesso tradizionali interventi cognitivi adattati attraverso strumenti non verbali come il disegno, l’ascolto di storie di protagonisti o l’interazione con puppets che affrontano situazioni simili. Il trattamento include interventi volti a aiutare il bambino a generalizzare i comportamenti appresi durante le sessioni ad altri contesti e a lavorare per la prevenzione delle ricadute. Anche se il focus principale è sul bambino, è importante mantenere incontri regolari con i genitori per monitorare i progressi, valutare e intervenire sull’interazione tra il bambino e i genitori, e fornire consigli sulle aree di interesse;
  1. Nella FASE DI CONCLUSIONE della terapia, sia il bambino che la famiglia sono coinvolti attivamente. Durante questo periodo finale, il bambino affronta i sentimenti legati alla fine della terapia, mentre il terapeuta sottolinea i cambiamenti avvenuti e consolida il processo di apprendimento. Le sessioni finali possono essere estese nel tempo, passando da incontri settimanali a quindicinali o mensili. Questo aiuta il bambino a percepire la sua capacità di gestire la vita senza il terapeuta. Il terapeuta rafforza positivamente i progressi del bambino tra le sessioni e cerca di normalizzare l’esperienza di separazione.

Quali sono gli obiettivi terapeuti?

  • Favorire l’espressione e la regolazione delle emozioni
  • Ridurre i sintomi e i comportamenti problematici
  • Ridurre i comportamenti di evitamento o di fuga
  • Sviluppare nuove abilità e strategie di coping
  • Insegnare ai bambini metodi e tecniche per affrontare e superare la paura specifica
  • Potenziare le risorse e i punti di forza
  • Sviluppare capacità di problem solving
  • Psicoeducazione sia ai genitori che al bambino

Secondo Lewis, Amatya, Coffman e Ollendick (2015), la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), la desensibilizzazione sistematica, l’esposizione graduata in vivo, la ristrutturazione cognitiva, la pratica di rinforzo e il modellamento partecipante sono metodi di scelta basati empiricamente nel trattamento dei disturbi d’ansia.

L’obiettivo di ogni sessione è quello di aumentare i livelli di ansia mentre il bambino è impegnato in attività di rilassamento, per cui la reazione di paura si diluiva e poi si estingueva.

Cosa possono fare i genitori?

Genitori e tutori sono tra i primi a testimoniare le paure di un bambino e la loro risposta può gettare le basi per il modo in cui viene gestita una paura. Quando un genitore risponde alle sofferenze del bambino con compassione e si offre di affrontare insieme la paura, il bambino avrà fiducia che si possa provare a fare qualcosa per aiutarlo a sentirsi meglio.

È comune, tuttavia, che i genitori credano di proteggere i propri figli quando offrono conforto dall’angoscia e fuggono da cose che li spaventano. Sebbene questi atti d’amore dei genitori portino conforto immediato al bambino, non hanno effetti duraturi. Un bambino che non viene aiutato ad affrontare una fobia ne sarà tormentato.

Potrebbe essere necessaria l’educazione dei genitori per aiutarli a capire che alcune paure e fobie sembrano avere una base genetica, mentre altre possono derivare direttamente dall’esperienza terrificante di un bambino, o anche indirettamente dal guardare gli altri rispondere con paura in situazioni specifiche. È anche utile sapere che esiste un’elevata concordanza di paure all’interno delle famiglie.

Con queste informazioni, i genitori dovrebbero:

  • fare del loro meglio per fornire ai loro figli esperienze che li immunizzino contro le stesse paure che provano.
  • imparare come rinforzare lo sforzo di un bambino per affrontare le sue paure e riconoscere come gli sforzi sbagliati per proteggerlo o confortarlo possano interferire con l’estinzione.
  • capire che l’obiettivo di qualsiasi piano è eliminare l’evitamento dell’oggetto temuto e che qualsiasi progresso compiuto dal bambino verso la situazione temuta dovrebbe essere rinforzato

Affinché i genitori siano agenti attivi nel processo, è consigliabile che mostrino comprensione per l’esperienza del bambino, anche quando tali reazioni possono sembrare loro estranee.

Cosa possono fare i genitori?

Genitori e tutori sono tra i primi a testimoniare le paure di un bambino e la loro risposta può gettare le basi per il modo in cui viene gestita una paura. Quando un genitore risponde alle sofferenze del bambino con compassione e si offre di affrontare insieme la paura, il bambino avrà fiducia che si possa provare a fare qualcosa per aiutarlo a sentirsi meglio.

È comune, tuttavia, che i genitori credano di proteggere i propri figli quando offrono conforto dall’angoscia e fuggono da cose che li spaventano. Sebbene questi atti d’amore dei genitori portino conforto immediato al bambino, non hanno effetti duraturi. Un bambino che non viene aiutato ad affrontare una fobia ne sarà tormentato.

Potrebbe essere necessaria l’educazione dei genitori per aiutarli a capire che alcune paure e fobie sembrano avere una base genetica, mentre altre possono derivare direttamente dall’esperienza terrificante di un bambino, o anche indirettamente dal guardare gli altri rispondere con paura in situazioni specifiche. È anche utile sapere che esiste un’elevata concordanza di paure all’interno delle famiglie.

Con queste informazioni, i genitori dovrebbero:

  • fare del loro meglio per fornire ai loro figli esperienze che li immunizzino contro le stesse paure che provano.
  • imparare come rinforzare lo sforzo di un bambino per affrontare le sue paure e riconoscere come gli sforzi sbagliati per proteggerlo o confortarlo possano interferire con l’estinzione.
  • capire che l’obiettivo di qualsiasi piano è eliminare l’evitamento dell’oggetto temuto e che qualsiasi progresso compiuto dal bambino verso la situazione temuta dovrebbe essere rinforzato

Affinché i genitori siano agenti attivi nel processo, è consigliabile che mostrino comprensione per l’esperienza del bambino, anche quando tali reazioni possono sembrare loro estranee.

Intervento di Parent Training nella Fobia Specifica Infantile

Cos’è il Parent Training?

Il Parent Training è un programma mirato a sostenere la coppia genitoriale nella gestione degli aspetti comportamentali (comportamenti problema) del bambino. Il focus centrale, affrontato in questo intervento, è il supporto alla genitorialità nel delicato compito di accompagnare la crescita dei figli, riconoscendo loro il ruolo di esperti dei problemi dei figli. Infatti, i genitori svolgono un ruolo attivo nell’educazione dei figli, viene valorizzata la loro esperienza e il loro senso di efficacia.

Il Parent Training si basa su due condizioni:

  1. insegnare ai genitori i principi operanti, ovvero come rinforzare correttamente i comportamenti del bambino che si vogliono modificare;
  2. osservare e registrare accuratamente cosa succede, soprattutto quando le interazioni si svolgono a casa e non in condizioni controllate.

Quindi, si basa sull’analisi funzionale del comportamento, ovvero si pone l’attenzione al comportamento manifesto e alle sue modificazioni al variare delle contingenze ambientali. Con il terapeuta si cerca di comprendere la relazione temporale fra ogni comportamento e gli eventi, sia fisici che sociali, che lo precedono (antecedenti) e lo seguono (conseguenze) e che possono influenzarlo.

Viene previsto con un percorso parallelo alla terapia del bambino, dove viene sottolineato il ruolo fondamentale dei genitori nell’influenzare i comportamenti disadattivi dei loro figli.

Come si struttura l’intervento di Parent Training?

  1. Viene identificato il problema e viene descritto in termini comportamentali;
  2. Si decide quale problema affrontare per primo;
  3. Viene condotta un’analisi funzionale del problema, includendo l’identificazione dei potenziali rinforzatori;
  4. Ci si assicura che i genitori possiedano, o acquisiscano, le abilità educative necessarie a svolgere l’intervento;
  5. Si mette in atto il programma stabilito;
  6. Si registrano i progressi;
  7. Si rivedere il programma se risulta inefficace;
  8. Ci si  assicura che vi sia la generalizzazione e il mantenimento dei cambiamenti prodotti dal programma.

A chi è rivolto? E’ rivolto ad entrambi i genitori

Quanto dura? Tendenzialmente vengono svolti da  6 a 14 incontri, organizzati in un incontro a settimana dalla durata di 1 ora

    Il coinvolgimento del genitore di solito include:

    • una valutazione continua (osservazioni e preoccupazioni del caregiver, progressi del trattamento monitorati dai comportamenti del bambino al di fuori della terapia)
    • il monitoraggio dell’interazione caregiver/bambino (se questo è stato motivo di preoccupazione)
    • la psicoeducazione (ad es., le difficoltà del bambino, lo sviluppo generale del bambino e la psicopatologia)
    • se necessario, aiuto nella creazione di programmi di gestione del comportamento

    Inoltre, si potrebbe richiedere che il genitore contribuisca ai progressi del proprio figlio seguendo le raccomandazioni per casa che possono includere attività al di fuori della playroom che supportano il modello della play therapy cognitivo comportamentale.

    Obiettivi del Parent Training

    Questo percorso aiuta il genitore a interagire in modo efficace con il proprio figlio, sviluppando abitudini e tecniche comportamentali e comunicative funzionali. Obiettivo dell’intervento sarà quello di rimuovere le condizioni all’origine dei comportamenti-problema e di sostituirli con condotte desiderabili da un punto di vista adattivo e sociale.

    Gli obiettivi si focalizzano sul prevenire le disfunzioni e promuovere il benessere migliorando le condizioni di crisi;

    • Si considera l’intera famiglia come utenza;
    • Si enfatizza la capacità di adattamento, la capacità di apprendimento e si concepisce la famiglia come alleata e competente.
    • Si propone di modificare lo stile relazionale e gli atteggiamenti che influiscono negativamente sui comportamenti dei bambini.

    Durante il percorso si insegna ai genitori come:

    • Dare istruzioni chiare e premiare i comportamenti positivi;
    • Ignorare i comportamenti problematici e usare le punizioni in modo efficace;
    • Affrontare le difficoltà ed interpretare i comportamenti negativi del figlio, sviluppando attribuzioni causali realistiche limitando le reazioni emotive.

    Bibliografia 

    Geraci M. A. (2022). La play therapy cognitivo-comportamentale. Armando Editore. Roma

    Geraci M. A. (2023). Comprendere il mondo dei bambini giocando. Armando Editore. Roma

    Geraci M. A.  (2024). Il mindo della dottoressa Lulù. Collana Amzon – CBPT Books.

    Knell S. M. (1993). Cognitive Behavioral Play Therapy. J. Aronson

    METTERE RIFERIMENTI DELLE INTRODUZIONI

    error: Contenuto protetto!
    Free Book Cognitive behavioral play therapy

    Free Ebook Cognitive Behavioral Play Therapy

    Thank you for signing up! Check your email for download your free E-book and enjoy it. If you don't see an email from info@cbpt.org check the spam!