Fobia specifica nei bambini: il protocollo di valutazione e trattamento CBPT
Una guida per il clinico per riconoscere la paura marcata e persistente verso un oggetto o una situazione specifica in età evolutiva e trattarla con la Play Therapy Cognitivo-Comportamentale — sotto la direzione scientifica di Maria A. Geraci e Susan M. Knell.
Scopri il corso Bambini ansiosi e paurosiUna fobia è una paura che ha imparato a generalizzare oltre misura. Nel gioco, la cosa temuta può essere avvicinata un passo sicuro alla volta.
— CBPT Research Center
Quando una paura prende il sopravvento
La fobia specifica nei bambini è una paura intensa e persistente verso un elemento scatenante circoscritto: non è disobbedienza, né una preoccupazione passeggera. Il bambino mostra una paura sproporzionata verso un particolare stimolo — animali, luoghi chiusi, iniezioni o sangue, altezze, temporali, personaggi in costume. L'esposizione provoca ansia immediata (pianto, blocco, il bisogno di aggrapparsi, crisi di rabbia) e il bambino organizza la vita quotidiana intorno all'evitamento, che restringe silenziosamente il suo mondo.
"So che non può davvero farmi del male — ma il mio corpo non ci crede."
Comprendere la fobia specifica nei bambini
Una panoramica clinica: che cos'è la fobia specifica, come si manifesta, quando esordisce e quali fattori la causano e la mantengono.
Disturbo d'ansia (DSM-5-TR)
Paura marcata e persistente verso un oggetto o una situazione specifica, attivamente evitata o sopportata con intenso disagio
Lo stimolo provoca quasi sempre paura o ansia immediata; è attivamente evitato o sopportato con intensa paura o ansia; la reazione è sproporzionata rispetto al pericolo reale e al contesto socioculturale
Di solito nella prima infanzia; la maggior parte delle fobie esordisce prima dei 10 anni
Circa il 5% secondo il DSM-5-TR
Paura, ansia o evitamento persistenti, tipicamente per 6 mesi o più
Disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, scolastico o in altre aree importanti
Animale; ambiente naturale; sangue-iniezioni-ferite; situazionale; altro
Non meglio spiegata dai sintomi di un altro disturbo mentale
Può manifestarsi con pianto, scoppi di collera, immobilizzazione o bisogno di aggrapparsi, più che con un resoconto verbale
A differenza degli adulti, che in genere riconoscono la paura come eccessiva, i bambini possono non riconoscerlo
L'evitamento mantiene e rinforza la fobia; il mondo del bambino si restringe progressivamente
Cos'è la fobia specifica? (definizione DSM-5-TR)
La fobia specifica è un disturbo d'ansia caratterizzato da paura o ansia marcate verso un oggetto o una situazione specifici (DSM-5-TR; APA, 2022). Lo stimolo fobico provoca quasi sempre paura o ansia immediate e viene attivamente evitato oppure sopportato con intensa paura o ansia; nei bambini questo può esprimersi con pianto, scoppi di collera, immobilizzazione o bisogno di aggrapparsi. La reazione è sproporzionata rispetto al pericolo reale e al contesto socioculturale, persiste tipicamente per 6 mesi o più e causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, scolastico o in altre aree importanti. La diagnosi non si pone se il quadro è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale (ad esempio paura, ansia ed evitamento di situazioni associate a sintomi simili al panico, agorafobia, ossessioni, ricordi di un evento traumatico, separazione dalle figure di attaccamento o situazioni sociali).
A differenza degli adulti, che in genere riconoscono la propria paura come eccessiva, i bambini possono non rendersene conto: l'assenza di questa consapevolezza non esclude la diagnosi e va tenuta presente nella valutazione e nella psicoeducazione.
Se la paura riguarda più stimoli vanno indicati tutti gli specificatori pertinenti (vedi sotto).

Sintomi e manifestazione clinica
La fobia specifica si manifesta con una risposta di paura immediata verso un fattore scatenante circoscritto, ansia anticipatoria quando l'incontro è previsto, evitamento attivo e segni somatici. Il bambino evita lo stimolo oppure lo sopporta con intenso disagio. Nello specificatore sangue-iniezioni-ferite una risposta vasovagale (svenimento) è una caratteristica clinicamente rilevante. Il DSM-5-TR prevede i seguenti specificatori (specificare se):
- Animale — ad esempio ragni, insetti, cani
- Ambiente naturale — ad esempio altezze, temporali, acqua
- Sangue-iniezioni-ferite — ad esempio aghi, procedure mediche invasive, sangue; possibile risposta vasovagale (svenimento)
- Situazionale — ad esempio aerei, ascensori, luoghi chiusi
- Altro — situazioni che possono portare a soffocamento o vomito; nei bambini, ad esempio, rumori forti o personaggi in costume
Fobia specifica e paure tipiche dello sviluppo
Molte paure sono normali e transitorie nell'infanzia — la paura del buio, degli estranei o dei rumori forti è tipica e di solito passeggera. La soglia clinica viene superata quando la paura è eccessiva (sproporzionata rispetto al pericolo reale), persistente (tipicamente da 6 mesi o più) e invalidante (interferisce con la scuola, le attività sociali o la vita familiare). A differenza delle paure transitorie, l'evitamento fobico non si risolve con la sola rassicurazione e tende a radicarsi nel tempo, perché impedisce l'apprendimento correttivo.
Nei bambini piccoli il DSM richiama due attenzioni: la paura si esprime spesso con pianto, scoppi di collera, immobilizzazione o bisogno di aggrapparsi, e il bambino di solito non comprende il concetto di evitamento. Per questo il clinico raccoglie informazioni anche da genitori, insegnanti e da chi conosce bene il bambino. Le paure eccessive sono frequenti nei più piccoli, ma per lo più transitorie e poco invalidanti: in questi casi non si pone diagnosi. Il criterio dei 6 mesi va usato come indicazione generale, con una certa flessibilità, valutando sempre compromissione, durata e tipicità della paura per quella fase di sviluppo.
Diagnosi differenziale
La fobia specifica non si diagnostica se paura, ansia ed evitamento sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale. Va distinta da altre condizioni che hanno in comune la paura o l'evitamento.
- Agorafobia: la paura riguarda due o più situazioni (trasporti pubblici, spazi aperti, luoghi chiusi, folla, essere fuori casa da soli) per il timore di non riuscire a fuggire o di non ricevere aiuto; nella fobia specifica lo stimolo è circoscritto e non legato a questo timore.
- Disturbo ossessivo-compulsivo: l'evitamento riguarda oggetti o situazioni legati a ossessioni (ad esempio la contaminazione), con compulsioni associate.
- Disturbo d'ansia generalizzata (DAG): le preoccupazioni si estendono a più ambiti della vita quotidiana, piuttosto che a un oggetto o a una situazione circoscritta.
- Disturbo d'ansia sociale (fobia sociale): la paura è centrata sulla possibile valutazione negativa e sull'essere osservati nelle situazioni sociali, non su uno stimolo specifico non sociale.
- Disturbo d'ansia di separazione: il disagio nasce dalla separazione dalle figure di attaccamento, non dall'oggetto temuto in sé.
- Disturbo di panico: il tratto distintivo sono attacchi di panico inaspettati, non legati a uno stimolo specifico; nella fobia specifica le reazioni simili al panico sono innescate dall'oggetto o dalla situazione fobici.
- Disturbo da stress post-traumatico (DPTS): paura ed evitamento sono legati ai ricordi di un evento traumatico (stimoli associati al trauma); se la fobia compare dopo un trauma va considerato il DPTS.
Comorbidità comuni
Nello stesso bambino sono frequenti più stimoli fobici. Per l'esordio precoce, la fobia specifica è di solito il primo disturbo in ordine di tempo. Secondo il DSM-5-TR (APA, 2022) si associa a un rischio maggiore di sviluppare altri disturbi d'ansia, disturbi depressivi e bipolari, disturbi correlati a sostanze, disturbi da sintomi somatici e disturbi di personalità. Poiché i quadri clinici sovrapposti sono comuni, la valutazione dovrebbe indagare l'intero profilo ansioso e considerare se altre condizioni contribuiscano alla compromissione.
Esordio, decorso ed epidemiologia
La fobia specifica esordisce di solito nella prima infanzia: la maggior parte delle fobie compare prima dei 10 anni, e quelle situazionali tendono a comparire più tardi delle altre. Molte persone non ricordano che cosa abbia dato inizio alla propria fobia. L'esordio può seguire eventi traumatici o spiacevoli, ed essere innescato da un'esperienza avversiva diretta (condizionamento classico), dall'osservazione della paura di un'altra persona (modeling) o da informazioni verbali di minaccia; Knell sottolinea che non sempre è noto un trauma e che alcuni bambini sono più suscettibili, ad esempio quando in famiglia c'è qualcuno che ha paura. Secondo il DSM-5-TR (APA, 2022), la prevalenza nei bambini è di circa il 5%. Le fobie che esordiscono in infanzia e adolescenza tendono ad alternare fasi di attenuazione e riacutizzazione, mentre quelle che persistono fino all'età adulta raramente remittono; l'evitamento impedisce l'apprendimento correttivo che attenuerebbe la risposta di paura. La valutazione e il trattamento precoci sono quindi clinicamente importanti.
Cause e fattori di mantenimento (concettualizzazione CBPT)
La fobia specifica si sviluppa attraverso condizionamento, modeling e trasmissione di informazioni; l'evitamento la rinforza negativamente e la mantiene.
La letteratura di riferimento riconosce tre vie di acquisizione:
- condizionamento classico: un incontro avversivo diretto con lo stimolo stabilisce la risposta di paura;
- modeling: osservare una figura significativa che reagisce con paura allo stesso stimolo trasmette l'associazione di paura;
- trasmissione di informazioni: avvertimenti verbali o informazioni di minaccia possono stabilire la paura senza esposizione diretta.
Il DSM-5-TR indica anche fattori di rischio comuni agli altri disturbi d'ansia: temperamentali (emotività negativa, inibizione comportamentale) e ambientali (iperprotezione genitoriale, perdita o separazione dai genitori, abuso fisico e sessuale). È descritta inoltre una possibile vulnerabilità familiare per la stessa categoria di fobia (ad esempio, un parente di primo grado con fobia degli animali).
Nella concettualizzazione CBPT l'evitamento è il fattore di mantenimento centrale: evitando lo stimolo temuto, il bambino non incontra mai la prova che l'esito temuto è improbabile, e l'associazione di paura si conserva e si rinforza. La CBPT interviene direttamente su questo meccanismo, con l'esposizione graduata in vivo e immaginativa esercitata nel gioco: aggiorna l'apprendimento della paura, ricostruisce il comportamento di avvicinamento e riporta il bambino a confrontarsi con la situazione evitata.
Il protocollo di trattamento CBPT
Un percorso strutturato, breve e orientato agli obiettivi per condurre attraverso il gioco la terapia cognitivo-comportamentale della fobia specifica: dagli obiettivi terapeutici condivisi al lavoro con il bambino in cinque fasi di esposizione graduata, fino al percorso parallelo di parent training e ai cambiamenti che il clinico può attendersi.
Obiettivi terapeutici
La CBPT è adatta al trattamento della fobia specifica perché costruisce il comportamento di avvicinamento e la tolleranza alla paura attraverso l'esposizione graduata basata sul gioco. Gli obiettivi sono condivisi con il bambino e la famiglia: lo scopo è insegnare competenze che aiutino il bambino a comprendere, riflettere, interpretare e rispondere allo stimolo temuto, sostituendo l'evitamento con un avvicinamento graduale. Nella fobia specifica il protocollo persegue generalmente:
- lo sviluppo di capacità di regolazione emotiva e tolleranza al disagio;
- l'insegnamento diretto di tecniche di gestione dell'ansia e di coping;
- l'esposizione graduata allo stimolo temuto attraverso il gioco;
- la psicoeducazione, per i genitori e per il bambino.
È fondamentale che genitori e bambino partano dalla consapevolezza che il bambino non è responsabile del disturbo, che i sintomi non coincidono con chi è, e che tutte le figure coinvolte — genitori, insegnanti e terapeuti — condividono la responsabilità di affrontare le difficoltà attuali.
Lavorare con il bambino — fase per fase

L'intervento è organizzato in cinque fasi sequenziali, dall'orientamento al follow-up. Strumenti come il termometro della paura e la gerarchia della paura aiutano il bambino a dare un nome e un'intensità alla paura.
1 — Fase di orientamento
La fase iniziale dedica grande attenzione alla preparazione del bambino e dei genitori. Un primo incontro tra terapeuta e genitori, senza il bambino, ripercorre la storia e permette ai genitori di condividere la loro percezione del problema. Il terapeuta li aiuta a preparare il bambino alla prima seduta e spiega il ruolo che genitori e altri adulti significativi avranno durante la valutazione e il trattamento. Si costruiscono sicurezza e rapporto di fiducia.
2 — Fase di valutazione
Questa fase raccoglie le informazioni necessarie per stabilire obiettivi terapeutici condivisi e concreti. Oltre ai colloqui con i genitori, l'osservazione strutturata del gioco del bambino è un elemento chiave. Insieme al bambino si costruisce la gerarchia individualizzata della paura, si rileva come linea di base il comportamento di evitamento e si identifica lo specificatore della fobia (animali, ambiente naturale, sangue-iniezioni-ferite, situazionale, altro). I questionari per i genitori e un compito di completamento di frasi con i pupazzi permettono al bambino di rivelare pensieri ed emozioni in modo indiretto; queste informazioni alimentano direttamente la concettualizzazione del caso.
3 — Fase di concettualizzazione del caso
La CBPT analizza i dati raccolti in valutazione per pianificare un trattamento mirato e fornire una cornice logica per sviluppare e raggiungere gli obiettivi. Si parte dalla psicoeducazione sulla fobia specifica e si ricostruisce, per quel bambino, la catena stimolo scatenante → risposta di paura → evitamento: la via di acquisizione (condizionamento, modeling o informazione), il pattern di evitamento che mantiene la paura e i fattori protettivi e di rischio. Questa concettualizzazione orienta direttamente la gerarchia di esposizione graduata usata nella fase di intervento.
4 — Fase di intervento
In questa fase le tecniche cognitivo-comportamentali aiutano il bambino a sviluppare risposte più adattive allo stimolo temuto. I passaggi di esposizione graduata, in vivo e immaginativa, vengono esercitati nel gioco — con la narrazione terapeutica, i pupazzi, il disegno e il role-play — mentre si costruiscono in modo sistematico le competenze di coping e il rinforzo del comportamento di avvicinamento. Il bambino procede al proprio ritmo, sperimentando dei successi e costruendo fiducia (Knell, 2000; Dasari & Knell, 2015); come e con quali strumenti farlo è l'oggetto del corso dedicato; come ricorda Knell, la rassicurazione di solito non basta, mentre l'esposizione con prevenzione della risposta e la desensibilizzazione sistematica sono tra gli approcci più utili. La gerarchia della paura guida la sequenza delle esposizioni, dai gradini più bassi a quelli più alti man mano che il bambino consolida la padronanza; incontri regolari con i genitori monitorano i progressi e sostengono la riduzione dell'accomodamento a casa.
5 — Fase di conclusione
Bambino e famiglia sono coinvolti attivamente nella fase finale. La padronanza sulle situazioni prima evitate viene consolidata e generalizzata ai contesti reali, e si ripercorrono le strategie di prevenzione delle ricadute. Il bambino elabora le emozioni legate alla fine della terapia, mentre il terapeuta mette in luce i cambiamenti raggiunti. Le sedute finali vengono diradate gradualmente, per aiutare il bambino a sentirsi capace di andare avanti senza il terapeuta; i follow-up servono a verificare che i risultati si mantengano nel tempo e il comportamento di avvicinamento mantenuto tra una seduta e l'altra riceve rinforzo positivo.
Approfondisci la CBPT con i bambini ansiosi e paurosi
Le tecniche CBPT per le paure e le fobie sono approfondite nel corso dedicato ai bambini ansiosi e paurosi.
Il protocollo strutturato
Per la fobia specifica il protocollo CBPT è un percorso strutturato, con tempi adattati al bambino, di lavoro di esposizione graduata. Ogni seduta segue una struttura coerente: revisione della settimana precedente, richiamo degli obiettivi, nuove informazioni, scelta dei target di esposizione dalla gerarchia della paura, pratica delle competenze di coping e assegnazione di attività tra una seduta e l'altra. Un andamento comune procede dalla psicoeducazione e dalla costruzione della gerarchia, attraverso l'esposizione sistematica, fino al consolidamento e alla prevenzione delle ricadute. Questi materiali diventano l'oggetto transizionale della famiglia e porta le competenze apprese in terapia nella vita quotidiana del bambino.
Lavorare con la famiglia: parent training
Mentre il bambino segue il protocollo CBPT in cinque fasi, i genitori seguono un programma di formazione parallelo, anch'esso in cinque fasi.

introduttivo
Mentre il bambino segue il protocollo CBPT in cinque fasi, i genitori seguono un programma di formazione parallelo, anch'esso in cinque fasi.
I progressi di un bambino crescono dal calore e dalla coerenza condivisi da famiglia e terapeuta.
— CBPT Research Center
Un percorso basato sulle competenze porta i genitori nella stanza del gioco per sostenere l'avvicinamento del bambino.
Il parent training è un modello di intervento basato sulle competenze: presuppone che le famiglie siano in grado di gestire il problema, che ogni famiglia abbia dei punti di forza e che i genitori possano apprendere nuove abilità. Integrato nella CBPT, porta i genitori nella stanza del gioco per osservare e mettere in pratica, in presenza del terapeuta, interventi che promuovono comportamenti adattivi, con l'obiettivo di modificare gli stili interpersonali e gli atteggiamenti che influiscono negativamente sul comportamento dei bambini. Nella fobia specifica i genitori imparano a sostenere l'esposizione graduata e a ridurre l'accomodamento — senza coercizione — e conoscono strategie di gestione del comportamento che valorizzano l'autostima, insieme ai principi di un approccio collaborativo di problem solving che rispetta sia il punto di vista del genitore sia quello del bambino.
Attraverso questo approccio, i genitori hanno l'opportunità di:
- Apprendere nuove abilità.
- Esercitarsi in tecniche specifiche.
- Ricevere un feedback individualizzato e continuativo dal terapeuta per aumentare la propria consapevolezza.
- Interpretare con più accuratezza le emozioni, le preoccupazioni e la comunicazione dei figli espresse attraverso il gioco.
Questo programma, il Parent Training CBPT, segue un approccio integrato: anche se il lavoro principale è con il bambino, gli incontri periodici con i genitori sono essenziali sia nella valutazione sia nel trattamento. Il percorso procede in parallelo alla terapia del bambino e sottolinea il ruolo dei genitori nell'influenzare i comportamenti disadattivi: vengono incoraggiati a rinforzare i comportamenti adattivi del figlio, e a ridurre gradualmente, d'accordo con il terapeuta, le rassicurazioni ripetute e l'accomodamento, così che il trattamento prosegua anche fuori dalla stanza di terapia.
Destinatari: entrambi i genitori.
Durata: un percorso strutturato, con tempi adattati al bambino.

Il percorso di parent training — cinque fasi
1 — Valutazione
I genitori ricevono informazioni sulla fobia specifica e su come evitamento e accomodamento la mantengano, e sul perché la sola rassicurazione di solito non funzioni. Imparano a stabilire regole chiare e coerenti e a sostenere l'esposizione graduata e la gerarchia della paura.
2 — Apprendimento
Questa fase insegna le nuove abilità necessarie per sostenere il cambiamento. I genitori apprendono ed esercitano tecniche specifiche attraverso sedute di role-play in cui il terapeuta interpreta il bambino. Gli obiettivi chiave includono:
- padronanza dei prerequisiti;
- modeling delle abilità;
- role-play;
- apprendimento senza errori;
- approssimazioni successive (shaping);
- feedback (rinforzi verbali e sociali, token economy);
- pratica ripetuta.
3 — Pratica
I genitori conducono sedute di gioco con i propri figli per applicare le abilità apprese: sostengono i passi di avvicinamento allo stimolo temuto lungo la gerarchia della paura, rinforzano ogni passo compiuto, evitano rassicurazioni ripetute e accomodamento e usano strategie coerenti nei diversi contesti. Dopo una prima pratica con il terapeuta, iniziano a condurre sedute di gioco individuali sotto supervisione.
4 — Revisione
I genitori discutono a lungo con il terapeuta le sedute di gioco svolte a casa: si ripercorrono punti di forza e difficoltà e il terapeuta li aiuta a trasferire interventi e competenze nella vita quotidiana. Ogni settimana viene dedicato del tempo all'applicazione delle tecniche nella quotidianità e vengono assegnati compiti per esercitare le strategie.
5 — Conclusione
La conclusione arriva quando gli obiettivi terapeutici sono stati raggiunti e i genitori hanno acquisito una buona competenza nelle attività di gioco e nelle abilità genitoriali. Le sedute vengono diradate gradualmente: prima ogni due settimane, poi una al mese.
Obiettivi del parent training — traguardi specifici
Questo programma aiuta i genitori a interagire efficacemente con il proprio figlio sviluppando abitudini e tecniche comportamentali e comunicative funzionali; mira a rimuovere le condizioni che generano i comportamenti problematici e a sostituirle con condotte adattive e socialmente desiderabili.
Comprendere il comportamento
Aumentare la comprensione del comportamento problematico del bambino.
Aspettative realistiche
Definire aspettative più realistiche.
Calore e accettazione
Aumentare calore, fiducia e accettazione verso il bambino.
Il valore del gioco
Riconoscere l'importanza dell'interazione attraverso il gioco.
Comunicazione efficace
Comunicare in modo più efficace con i propri figli.
Fiducia genitoriale
Sviluppare maggiore fiducia e ridurre le frustrazioni vissute con i figli.
Pazienza
Coltivare maggiore pazienza nella vita quotidiana con il figlio.
Comprensione di sé
Discutere con il terapeuta le proprie reazioni per comprendere i propri vissuti e comportamenti.
Problem solving
Diventare risolutori efficaci dei conflitti familiari e sviluppare una motivazione più solida al cambiamento.
Il coinvolgimento dei genitori nella CBPT
Il coinvolgimento dei genitori accanto al lavoro con il bambino fa parte del modello CBPT per i bambini ansiosi e paurosi.
Sei un insegnante o un educatore?
Paure e fobie si manifestano spesso anche a scuola e nei contesti educativi, dove insegnanti ed educatori osservano il bambino ogni giorno. Il corso sui bambini ansiosi e paurosi è utile anche a loro per comprendere come la paura si mantiene, perché la sola rassicurazione di solito non basta e come collaborare con il terapeuta e con la famiglia a un avvicinamento graduale. Il corso non abilita alla pratica della psicoterapia.
Scopri il corso Bambini ansiosi e paurosiCome si manifesta il cambiamento
Man mano che l'esposizione graduata ricostruisce il comportamento di avvicinamento, l'evitamento allenta la presa e il mondo del bambino si allarga: dall'evitamento pauroso a un avvicinamento flessibile e sicuro, un passo alla volta. — CBPT Research Center
Con l'esposizione graduata condotta nel gioco, il bambino sperimenta che l'ansia diminuisce quando lo stimolo temuto viene avvicinato anziché evitato, e il circolo dell'evitamento si indebolisce. Con la crescita delle competenze di regolazione emotiva e di coping — e con i genitori sostenuti nell'interrompere l'accomodamento — i progressi si estendono oltre la stanza di terapia, fino alla scuola e alla vita quotidiana; i follow-up servono a verificare che i risultati si mantengano nel tempo.
Fobia specifica e CBPT: FAQ clinica
Quando una paura infantile diventa una fobia specifica?
Quando è marcata (intensa e sproporzionata rispetto al pericolo reale e al contesto socioculturale), persiste tipicamente da 6 mesi o più, viene attivamente evitata o sopportata con intenso disagio, compromette il funzionamento scolastico, sociale o familiare e non è meglio spiegata da un altro disturbo mentale. Nei bambini la paura può non essere riconosciuta come eccessiva. Le paure transitorie tipiche dello sviluppo, comuni nell'infanzia, passano senza un intervento specialistico; una fobia no, e tende a radicarsi perché l'evitamento impedisce l'apprendimento correttivo.
Perché l'esposizione graduata è centrale nel trattamento della fobia specifica?
L'evitamento mantiene le fobie: non incontrando lo stimolo temuto, il bambino non impara mai che l'esito temuto è improbabile, e l'associazione di paura si conserva. Un avvicinamento strutturato e ripetuto, in una cornice sicura e ludica, permette a un nuovo apprendimento di sicurezza di sovrascrivere l'associazione di paura. L'esposizione graduata — che procede sistematicamente lungo la gerarchia della paura, dai gradini più bassi a quelli più alti — è quindi il meccanismo centrale di cambiamento nel protocollo CBPT per la fobia specifica.
Come si usa il gioco con i bambini piccoli che non riescono ad affrontare un'esposizione formale?
Il gioco offre un veicolo adeguato allo sviluppo per lavorare sulla gerarchia della paura, sulla prova simbolica e sul rinforzo dell'avvicinamento. La narrazione terapeutica, i pupazzi che affrontano lo stimolo temuto, il disegno e il role-play permettono al bambino di avvicinarsi a ciò che teme a un livello che riesce a tollerare, costruendo padronanza prima delle esposizioni in vivo. Con i bambini più piccoli l'esposizione immaginativa e simbolica nel gioco è spesso il punto di ingresso nella gerarchia.
Qual è il ruolo della famiglia nel trattamento della fobia specifica?
I genitori imparano a sostenere l'esposizione graduata e a ridurre l'accomodamento, senza coercizione. L'accomodamento (ad esempio rimuovere lo stimolo temuto dall'ambiente del bambino o permettere l'evitamento) mantiene la fobia in modo affidabile quanto l'evitamento del bambino stesso. Il percorso di Parent Training CBPT li aiuta a diventare agenti attivi di cambiamento: rinforzare il comportamento di avvicinamento, condurre a casa attività di esposizione supervisionate.
Quanto dura il trattamento CBPT per la fobia specifica?
Il protocollo è un percorso strutturato, con tempi adattati al bambino, ed è individualizzato in base alla gerarchia della paura del bambino, allo specificatore della fobia e al ritmo dell'esposizione. Per approfondire l'applicazione clinica della CBPT con i bambini ansiosi e paurosi puoi consultare il Corso Bambini ansiosi e paurosi: Applicazioni cliniche della Play Therapy Cognitivo-Comportamentale.
Approfondisci la CBPT per i bambini ansiosi e paurosi
Il lavoro con i genitori nella CBPT
Per approfondire il lavoro con i genitori nella fobia specifica, scopri il percorso di formazione dedicato.
Scopri il Parent Training in CBPTBibliografia
Il quadro clinico, gli strumenti di valutazione e il protocollo descritti sopra sono fondati sulla letteratura CBPT e sul DSM-5-TR, sotto la direzione scientifica di Maria A. Geraci e Susan M. Knell.
- American Psychiatric Association (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Text Revision (DSM-5-TR). Ed. it.: DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text Revision, Raffaello Cortina, Milano, 2023.
- Geraci, M. A. (2022). La play therapy cognitivo-comportamentale. Armando Editore, Roma.
- Geraci, M. A. (2023). Comprendere il mondo del bambino giocando. Armando Editore, Roma.
- Dasari, M., & Knell, S. M. (2015). Cognitive behavioral play therapy for anxiety and phobias. In H. G. Kaduson & C. E. Schaefer (a cura di), Short-term play therapy for children (3a ed., pp. 25-52). Guilford, New York.
- Knell, S. M. (1993a). Cognitive Behavioral Play Therapy. Jason Aronson, Northvale (NJ).
- Knell, S. M. (2000). Cognitive-behavioral play therapy for childhood fears and phobias. In H. G. Kaduson & C. E. Schaefer (a cura di), Short-term play therapies for children (pp. 3-27). Guilford, New York.
Materiali per le famiglie
- Geraci, M. A. (2024). Il mondo della dottoressa Lulù. Collana Amazon - CBPT Books.
Corso Bambini ansiosi e paurosi: Applicazioni cliniche della Play Therapy Cognitivo-Comportamentale
A chi è rivolto: psicoterapeuti dell'età evolutiva e psicologi clinici; utile anche a insegnanti ed educatori che lavorano con bambini con paure e fobie, per comprendere il disturbo e collaborare con il terapeuta (il corso non abilita alla pratica della psicoterapia).
Il corso presenta la CBPT con i bambini ansiosi e paurosi in due lezioni video di Susan M. Knell (46 minuti in tutto), con un caso seguito dall'inizio alla fine.
Lingue: lezioni in italiano, inglese e spagnolo (lo spagnolo con voce generata dall'intelligenza artificiale), più una versione con slide in cinese · sottotitoli in arabo, tedesco, francese e turco. Il corso contiene le lezioni in più lingue: segui solo quella che preferisci.
Cosa troverai nel corso
- Comprendere come utilizzare la CBPT con i bambini ansiosi e paurosi
- Identificare gli interventi cognitivi e comportamentali utilizzati nel trattamento
- Utilizzare la biblioterapia, con libri pubblicati e con libri realizzati insieme al bambino
- Generalizzare a partire dagli esempi clinici ad altre paure e fobie
- Materiali PDF e test di apprendimento finale
Perché la CBPT è adatta alla fobia specifica
- ✓ La fobia specifica è un disturbo d'ansia mantenuto dall'evitamento: l'esposizione graduata agisce direttamente su questo meccanismo
- ✓ Il gioco permette di avvicinare la paura a un livello tollerabile, passo dopo passo
- ✓ Intervento strutturato in 5 fasi con parent training: i genitori hanno un ruolo chiave nel sostenere l'esposizione graduata e nell'interrompere l'accomodamento
- ✓ La gerarchia della paura guida la sequenza delle esposizioni, nel gioco e a casa
CBPT Research Center — sotto la direzione scientifica di Maria A. Geraci e Susan M. Knell.
Come citare questa pagina: Geraci, M. A. (2026). Fobia specifica nei bambini: il protocollo di valutazione e trattamento CBPT. Centro Ricerca CBPT, Roma. https://cbpt.org/it/fobia-specifica-play-therapy-cbpt/
Autrice: Maria A. Geraci, Direttrice del Centro Ricerca CBPT
Pubblicata il 18/10/2026 · Ultimo aggiornamento: 18/10/2026
Centro Ricerca CBPT — Programma di Formazione
Formazione Professionale in CBPT per Fobia Specifica
Il Centro Ricerca CBPT sviluppa e propone percorsi formativi post-lauream evidence-based per psicologi, psicoterapeuti e specialisti clinici. Il curriculum certificato include un modulo specifico sull'approccio CBPT applicato al trattamento di Fobia Specifica, fondato sulla ricerca peer-reviewed e sulla pratica clinica.
Consulta il curriculum formativoIl protocollo in seduta
Competenze che applichi in seduta — sotto la direzione scientifica di Susan M. Knell, originator della CBPT.
